giovedì 25 dicembre 2008

In ritardo estremo...ma tanti auguri!!!





Nel momento in cui scrivo il più è stato fatto. Spero che siate stati bene!!!
Auguri...anche in ritardo!!!

Ah, cliccate sull'immagine per ingrandirla!

martedì 16 dicembre 2008

Tu? Ci credi?








Caro Babbo Natale.

Lo so che ti ho già mandato la mia letterina per il regalo, ma ora ti scrivo perché voglio raccontarti una cosa.

Oggi la maestra ci ha dato un compito in classe.
Dovevamo parlare del nostro compagno di banco.
Io mi stufo a fare questo compito, ogni anno ce lo fa fare e non so mai cosa scrivere.
Che poi è difficile parlare del mio compagno di banco.
Lui si chiama Francesco e ha il dono.
Non lo so spiegare bene ma così mi ha detto mio nonno e io gli credo perché non mi dice mai le bugie e mi sgrida se le dico io.
Me lo ha detto un giorno in cui mi ha sentito dire che secondo me è strano.
Da allora ho osservato per bene Francesco.
Se ne sta tutto solo, sorride sempre e gli luccicano gli occhi.
Lui ha gli occhi azzurri e dei denti bianchi bianchi. Anche io voglio i denti bianchi come i suoi e me li lavo tutte le sere prima di andare a letto.

Quello che mi dispiace è che non ha il papà.
Anzi, una volta ho sentito mamma e nonna parlare e dicevano che è strano che senza il papà Francesco riceve sempre tanti regali costosi, anche perché la mamma fa le pulizie in un palazzo e non se li può permettere. Nonna dice che la mamma di Francesco è sempre stata una donnaccia e quelli sono i regali dei suoi amichetti.
Che io non ho capito, se sei una donnaccia perché ti fanno i regali?
Io i regali li ho solo se faccio il bravo.

Una cosa che mi piace di Francesco è lo zaino.
Io voglio vedere cosa c’è dentro.
Se tu gli chiedi una cosa, lui la tira fuori da lì, anche se sembra vuoto.
Ti serve un quaderno? Lui ne ha uno nuovo e bellissimo e te lo regala.
Hai perso la busta nuova di figurine? Lui ne ha sempre una in più e te la regala.
L’altro giorno Monica piangeva perché aveva perso il portachiavi a forma di orsacchiotto che aveva attaccato all’astuccio.
Francesco lo ha tirato fuori dallo zaino e ha detto che lo aveva trovato per terra.
Monica però dice che il suo era rovinato mentre quello che le ha dato Francesco era nuovo nuovo, ma uguale a quello perso.

Un giorno, alla ricreazione, dei compagni di classe hanno tagliato la coda ad una lucertola con una monetina e poi l’hanno ammazzata.
Quando se ne sono andati Francesco si è avvicinato alla lucertola, si è abbassato e l’ha toccata.
Lo so che nessuno mi crede, ma ha avvicinato la coda al corpo e quella si è attaccata e la lucertola se ne è andata tranquilla.
Io ho avuto paura e dopo scuola sono andato da mio nonno e gli ho detto tutto.
Lui mi ha raccontato che circa otto anni fa, quando io e Francesco non eravamo ancora nati, nel nostro paesello si era scatenata una bufera di neve violentissima proprio la vigilia di Natale.
Faceva tanto freddo e nessuno usciva, tutte le luci di natale che erano per strada si erano fulminate e tutti erano preoccupati.
Nonno era uscito dopo la cena della vigilia anche se nevicava forte, perché ogni anno giocava a carte con gli amici e non voleva mancare.
Mentre camminava vicino casa della madre di Francesco ha visto un uomo entrare di nascosto nel giardino e allora è entrato pure lui pensando che era un ladro.
Io non sarei entrato ma mio nonno è forte e lui non ha paura.
Nonno mi ha detto che stava per fermarlo quando quello si è girato.
Mentre mi raccontava gli veniva da piangere.
Mi ha detto che l’uomo che si è girato tutto infreddolito nella neve eri tu.
Gli è bastato guardarti negli occhi per capirlo e non riusciva a muoversi e a parlare.
Tu gli hai posato una mano sulla spalla e hai sorriso.
Gli hai detto che sapevi cosa stava pensando, che in quella casa non c’era nessun bambino, solo una donna. Poi gli hai detto che il fuoco del camino è freddo se sei solo, anche se porti un sacco pieno di regali.
Poi lo hai accarezzato e gli hai detto che si è sempre meritato i suoi doni, gli hai sorriso e ti sei incamminato verso la casa.
Nonno dice che è bello avere freddo se si è in due ma io mica l’ho capita questa cosa.

Quasi un anno dopo è nato Francesco e mio nonno dice che ha il dono e che tu sei il suo papà

Lo so che sono piccolo e certe cose da grandi non le capisco, ma volevo solo dirti una cosa: io ci credo.

Luca.

lunedì 10 novembre 2008

"...e a me non mi chiami sguattero, stronzo!"



Premessa:
Attualmente ho una situazione universitaria burocraticamente complicata. Nulla di che ma, si sa, se possono mandarti all'ufficio del piano di sopra passando dal segretario che è al bar ma non lo trovi perché il caffé con la sigaretta ha fatto uno strano effetto, ti ci mandano (ho ricamato, non è successo questo).

Quanto segue è esattamente ciò che mi è accaduto all'università, quindi, non un raccontino!

Ieri sera ho rivisto Scarface. Stupendo.
Tralascio i discorsi sul film, che comunque non sarei in grado di fare, e preciso solamente che il bambino che è in me ne esce, ancora una volta, bello ringalluzzito!
Il bimbo in questione si sveglia con l'idea di andare in segreteria con un bel sigaro in bocca, la camicia aperta e catenine in vista, una striscia di coca delle dimensioni di un salamino nel naso e una bella mitragliatrice in mano.
Alza gli occhi al cielo e vede un dirigibile Good Year con l'inequivocabile messaggio "the world is yours..."
Bene.
Io e il baby scarface che è in me andiamo in segreteria studenti. Sono le 11:30, la chiusura è alle 12:00.
Bene.
La scrivania del tipo è deserta ma in compenso c'è un signore gentile seduto alla scrivania di fianco.
Mi dice che il collega è temporaneamente uscito, di vedere al settimo piano perché lui è della segreteria di economia e non può aiutarmi.
Bene.
Immagino di uscire dall'ascensore mitragliatrice alla mano, urlando con la voce del buon Ferruccio Amendola (il doppiatore di Al in Scarface) "volete fare la guerra?!?"
Niente, il tipo non c'è ma trovo un pesce più grosso.
Ci sono tre ragazze carine in fila per questo bel pesce (non ridete) e intanto sono le 11:50.
Le ragazze si spicciano in venti secondi (se siete ancora nel doppio senso di prima, potete trarre delle conclusioni), io mi sento sollevato: il pesce grosso è tutto mio! (hem...)
Improvvisamente, lui:
"Ragazze, scendete? Allora aspettatemi che vengo in ascensore con voi!"

Cooooooooooooooooosa? Brutto figlio di puttana pezzo di merda rotto in culo viscido paraculo provolone del cazzo!!!
Però, si accorge di me. Mi chiede di cosa io abbia bisogno e, capito che non è cosa semplice, mi fa:
"vieni, continua a parlare"

Mi ritrovo in ascensore.
Siamo io, lui, le tre ragazze, due sconosciuti e il piccolo Scarface che nel frattempo si è pippato anche l'intonaco delle mura dal nervosismo.
Espongo il mio caso.
Puttana di una troia basgascionissima...in un ascensore ad un tipo che dovrebbe ancora essere in ufficio, stando agli orari lavorativi!
Comunque, termino e lui:

"mmm... torna dopo il 16 perché si deve ancora riunire la commissione...allora, ragazze, voi da dove venite?"

AAAAAAARRRRRRRRRRGGGGGHHHHHH!!!

Si apre l'ascensore, sono il primo vicino la porta, lascio sfilare le ragazze, i due sconosciuti, porgo le spalle al tipo ed esco prima di lui.
Esco nell'atrio e mi sento strano.
Del baby Scarface nemmeno l'ombra, di lui mi rimangono solo una mitragliatrice giocattolo ed un sigaro cubano nel culo.

lunedì 27 ottobre 2008

La setta dei Tronati.





Da Favella 3000: “E chi se lo ricordava?”

Piccola nota – a causa del linguaggio a tratti troppo ingenuo abbiamo ritenuto di dover apportare delle piccole modifiche al testo originale, pur mantenendo intatto lo spirito dell’autore.


Sono trascorsi tre anni dal mio arrivo su quest’isola che credevo deserta.
Come faccio a saperlo? Di solito facevo la ceretta una volta a settimana, ora adotto metodi meno civili, ma a conti fatti saranno tre anni.
Mi sembra ieri, quando me ne stavo tranquillo a far risplendere il mio corpo oliato sul ponte della nave.
Poi, l’esplosione.
Abbiamo iniziato ad imbarcare acqua ed il resto è stato esattamente come quel documentario con Leonardo Di Caprio, o forse non era un documentario.
“Si salvi chi può” è un inno alla vita, più della lampada solare, più dell’happy hour, più del calcio…vabbé, forse non più del calcio ma il punto era sopravvivere ed io ho pensato “io può”.
Ora posso dire che sopravvivei, sopravvicqui, sopravvivissi…hem… Sono vivo.

Quando ormai il tutto era passato, la nave affondata, le persone risucchiate, gli squali si erano rifocillati e quell’insopportabile prurito al volto, causato dall’acqua salata, era passato, mi sono ritrovato su di un piccolo pezzo di parquet assieme a un bambino e una signora sulla quarantina.
Io sono un uomo, e gli uomini sanno cosa fare, studiano la situazione e si sacrificano se necessario.

È per questo che in base ai miei calcoli ho ritenuto opportuno gettarli in mare: il piccolo non ce l’avrebbe mai fatta e lei mi aveva chiesto se mi piacesse la filosofia.
Dopo giorni a veder diminuire la mia tonica massa muscolare sono arrivato qui.
Mi sono inginocchiato e ho pregato ringraziando lei, la Regina, la Madre di tutti noi povere anime senza agenzia: Maria.

Da allora molte cose sono accadute, quella che credevo deserta è invece un’isola popolata da una tribù di indigeni. Parlano una lingua incomprensibile, ma anche noi, col congiuntivo e condizionale, chi siamo per criticare?
Comunque, li ho squadrati, piccoli, neri, esili…no, gli esili sono quelli che vanno in esilio, loro erano magrolini e basta.
Non c’è voluto molto a diventare il loro capo, è bastato fargli vedere il mio corpo scolpito, le ali d’angelo tatuate sulla schiena e Maria e Maurizio sui pettorali e devono aver pensato che fossi una divinità.
Ora ho un trono, tutto mio, le loro donne, tutte, e non devo sceglierne una entro maggio.
Della vita terrena che facevo, poco mi appartiene ormai.
Ho deciso di fondare una nuova religione e per questo ho fecondato due volte, in questi tre anni, le quaranta donne del villaggio. Avrò la mia schiera di piccoli adepti: i figli di Maria.
Oh, Maria, se solo potessi vederli.

Ora sto bene, ho il mio team di calcio, il mio campionato: una sorta di triangolare a due squadre che vinco sempre io.
Mi manca la mamma, ma so che col mio atteggiamento non l’ho delusa, vero mamma? Scherzavi quella volta in cui mi hai detto di trovarmi un lavoro, come te e papà, tu non mi faresti mai questa crudeltà, vero mamma?
Per concludere, ho deciso di affidare al mare questa lettera scritta col sangue di uno dei tipi magrolini.
Vorrei rassicurarvi tutti e pregarvi di smetterla di dannarvi per me, lo so che vi manco e che ho lasciato un vuoto televisivo incolmabile. Ma io sto bene qui.
Solo un desiderio, un dono da parte vostra. Vi chiedo di portarmi, non importa quando, l’unica vera fonte di gioia per me, il motore unico che mi ha aiutato a sopportare tristi risvegli: lo specchio.

Vostro C.

martedì 14 ottobre 2008

Magic Box





Io ho un posto segreto.
Ci ho messo dentro una candelina accesa, un quadernetto, una bolla di sapone, uno schiaffo, il primo fumetto.
Ho impacchettato tutto per benino, stretto il fiocco bianco sullo sfondo blu del mio grembiulino.
L’ho portato avanti nel tempo credendo di andare diritto, ma il tempo è relativo come un bacio all’angolo di un sorriso, come l’animo di un clown, come il mio sguardo bagnato al soffitto.
Sono stato in prigione e poi di nuovo al via, ho sciolto il fiocco, ho guardato dentro e c’era di più.
C’ero io, nel tuo posto segreto che sai solo tu.





Lo so che è una pessima copia dei racconti di Bartoli, ma l'ho scritto in due minuti esatti senza riflettere.

giovedì 2 ottobre 2008

Per fortuna, il Re è morto.





20 Maggio 1970.
In Italia viene varato lo Statuto dei lavoratori e Marco, ventenne che ha lasciato una ditata di grasso su un sogno, torna a casa dopo otto ore in fabbrica, pensa a lei e scrive una canzone.
Qualche giorno più tardi, in un locale intellettuale e pappone, da vero eroe pronuncia il suo nome al microfono e tutti sanno che quella musica è per lei, la ragazza emancipata che balla in prima fila.
La serata finisce, nelle lenzuola, nel suo corpo, tutta la notte e…cavolo, alle sei di nuovo in catena di montaggio.

Fine settembre 1986.
Con data ufficiale “ottobre 1986” le edicole italiane conoscono un bel giovanotto londinese. Passano i mesi e Craven Road 7 è la via del cuore, troppo difficile da raggiungere, almeno quanto quel ragazzo ad un metro da Marta, ragazza che vede una fase r.e.m. in novantotto tavole. Lui di calcio non capisce nulla ma coglie l’assist del fumetto e quel metro è alle spalle.
Il resto dicono che sia chimica, ma noi non abbiamo studiato e lo chiamiamo amore.

Febbraio 1996.
Pippo Baudo ruba la vittoria del Festival di San Remo agli Elio e le Storie Tese.
A Luca girano in sette ottavi, come lo stacco de La Terra dei Cachi.
Il giorno dopo si ritroverà al cinema con una ragazza con la quale ha parlato due volte, complici delle sòle di amici e amici di amici.
Il segreto è parlare, ascoltare.
E due sconosciuti possono regalarsi una bella serata, perché sentirsi stupidi ti fa star bene.

2008.
I Toto si sono sciolti, Richard Wright è morto e anche io non mi sento tanto bene.
Intanto Stefano e Anna, sedicenni d’assalto, hanno deciso che tre mesi di chat possano bastare e si incontrano davanti un bar, dopotutto, è come se si conoscessero da sempre.
Freud ha scritto: “…il toccare, il contatto corporeo rappresenta la meta immediata sia dell'investimento oggettuale aggressivo, sia di quello amoroso…ma l'isolamento è l'abolizione della possibilità del contatto…”
Loro questo non lo sanno e improvvisano una musica che non conoscono.
Un disastro.
Diceva Pino: i bambini vanno messi al sole, perché devono sapere dove fa freddo e dove c’è più calore. Ma a casa, il clima lo decidi tu.
Un signore seduto al bar, classe 1935, li osserva allontanarsi. Sono distanti, freddi.
Raccoglie un sette di denari facendo scopa e sorride, pensa che per fortuna il Re è morto.

giovedì 17 luglio 2008

L'intollerante.





L’intollerante è un tipo che pensa troppo e pensa che ti ripensa arriva a porsi le giuste domande, tipo: perché l’essere umano è l’unico mammifero che continua ad assumere latte anche dopo lo svezzamento?
L’intollerante al lattosio all’inizio decide di eliminare qualsiasi cosa contenga l’odiata sostanza e, munito di carta e penna, redige la sua sentenza di condanna all’asocialità.

“Cappuccino e cornetto?”
“Hem, no, grazie, sai, sono intollerante…”
“Va bene, allora tu prendi il caffè al posto del cappuccino”
“No, anche il cornetto, è fatto con latte, burro…non vorrei star male”

“Oggi vieni a pranzo da me? Ho fatto le lasagne.”
“Hem, con la mozzarella?”
“Certo, che domanda è?”
“Mmm, no grazie, devo studiare.”

“Ragazzi, perché questo sabato non andiamo a Napoli a mangiare una pizza come si deve?”
L’intollerante è conscio che andare ai piedi del Vesuvio e chiedere a un pizzaiolo una capricciosa senza mozzarella equivarrebbe a fargli vedere una foto della moglie e della figlia che vengono trombate dai sette nani.
“Mi spiace, questo sabato ho ospiti a cena e mia madre mi ha implorato di rimanere a casa, sarà la prossima volta.”

“Tesoro, cospargimi di panna montata e leccami tutta!”
“Amore, la panna, non posso”
“Allora di nutella!”
“C’è il latte, tanto, non posso.”
“La crema!”
“Non posso, amore…o marmellata o miele!”
Capirete che non è la stessa cosa.

E si strapperebbe i capelli quando, con quaranta gradi all’ombra, implora il cielo pur di mangiare gelato a badilate e poi, arriva la vecchietta. Lei ordina il suo bellissimo, fantasticante, fallico cono con due palle di gelato. Lo mangia con Parkinson e gran parte della delizia cade a terra. Lui lo vede e prenderebbe quel cono per sbatterglielo violentemente sul muso: “mangia…MANGIA fottuta vecchietta, tu che puoi!”

È un continuo serpeggiare tra milioni di impulsi, rompere abitudini decennali, infrangere modelli culturali e cercare comunque di rimanere attaccato alle tradizioni, ripudiando quello che il marketing dell’intolleranza ha costruito per te:
Latte di soia
Latte di riso
Latte senza lattosio, cioè acqua bianca.
Latte di mandorle, castagne, pomodori, zucchine, pollo, di cefalo, squalo, latte di pipistrello, di testicoli, latte di seno di bambola gonfiabile.

Oggi l’intollerante al lattosio ha deciso di comprarsi un chilo di mozzarella di bufala d.o.p.: vuole suicidarsi.






Ho volutamente esagerato, ma adesso sapete anche che sono intollerante al lattosio.

mercoledì 2 luglio 2008

Il coraggio di essere uomini.





Passò il panno morbido sulle corde, il manico e il corpo, come sempre dopo un’esibizione. Un’accortezza che lui sentiva più come un gesto di rispetto verso il suo strumento che come un atto dovuto.
Poi, una sigaretta in solitario fuori dal locale completava il rito.
Una sigaretta maledetta quella che chiude un’esibizione live: per quanto tu sia lento lei finisce sempre troppo presto.
Proprio mentre rifletteva su questa cosa si avvicinò un ragazzino, avrà avuto poco meno di vent’anni.
Si presentò cortesemente chiedendo se fosse di disturbo. Lui sorrise dall’alto dei suoi quarantaquattro anni e lo accolse benevolo.

- No, ma quale disturbo? Dimmi… -

Il ragazzo voleva semplicemente complimentarsi col musicista e ringraziarlo per avergli fatto passare una bella serata. Lui sorrise imbarazzato e non senza far notare che il merito era della band completa, non solo sua.
Matteo, così si chiamava il giovane, annuì e ci tenne a specificare che i complimenti andavano in particolare a lui perché suonavano lo stesso strumento.
L’uomo si bloccò per una frazione di tempo e studiò il ragazzo. Col passare degli anni aveva imparato a riconoscere i musicisti da come si presentavano, ma i ragazzi sfuggono a qualsiasi analisi, la forza dei loro sogni è talmente forte che esplode dagli occhi e li rende tutti uguali.

- E così anche tu suoni il basso…c’è qualche brano in particolare che ti è piaciuto? –

Matteo riusciva a stento a trattenere il suo imbarazzo, ne aveva riconosciuto uno solo in tutto il repertorio e temeva di fare una brutta figura. Tuttavia fu sincero, anche perché se mentendo fosse stato scoperto, la figura sarebbe stata ben peggiore.

- Solo “The Kitchen” il brano di Pastorius…è che non ascolto molto il jazz. –

L’altro sorrise paternamente.

- Chicken…il brano è intitolato “The Chicken”, kitchen significa cucina, ma non preoccuparti è facile sbagliarsi. E non preoccuparti se non ascolti jazz, quando e se sarai pronto allargherai la tua mente ed ascolterai tutto quello che sia ben fatto, per il momento accontentati di seguire l’istinto…a proposito, sai perché il brano di Pastorius si intitola “Il Pollo”? –

Parlando passarono tre, quattro sigarette. Lui non aveva mai amato parlare di musica, dal momento che suoni, e bene, non c’è motivo di parlarne. Così la pensava. Infatti fu bravo a disegnare percorsi alternativi che portarono il ragazzo a scoprirsi, a parlare di sé, della vita. Certo, la musica in sottofondo, ma semplicemente un pretesto per viaggiare con la mente. Capì molto di Matteo in poco. Il suo disagio era vivo e graffiava. Quel corpo magro a malapena riusciva a trattenerlo e la paura passava tutta attraverso quella postura lievemente ricurva, gli occhi spesso a terra e le mani in tasca. Ma Matteo aveva anche uno sguardo tremendamente intelligente, parlava bene ed argomentava senza sputare sentenze immotivate; cosa tipica, il sentenziare con presunzione, di chi crede di essere migliore degli altri.
Il quasi quarantacinquenne aspettava quella domanda come si aspetta un verdetto e quella arrivò puntuale e precisa:

- Io vorrei continuare a studiare musica dopo le superiori, ma ho paura. Se dovessi diventare un morto di fame? I miei si aspettano che vada all’università e forse potrei non avere il loro sostegno, specie economico, se mi dedicassi solo alla musica. Secondo lei che dovrei fare? –

Solo un diciottenne poteva fare una domanda così brutale. L’uomo gli posò una mano sulla spalla e tacque per alcuni secondi, eterni. Cosa dire? Quale insegnamento dare? Come si può rischiare di indirizzare una vita verso una direzione magari sbagliata? Chi era per farlo? Certo, si trattava di esprimere semplicemente un’opinione personale, ma non era così. Il ragazzo chiedeva aiuto e quando sei disposto a chiederlo al primo sconosciuto che ti capita a tiro, magari potresti dargli anche retta.
Lui cercò la soluzione al quesito e ponderò attentamente:

-Sai, Matteo, io credo che il problema non sia la musica, l’università…no, tu hai paura. Hai paura dei tuoi genitori, hai paura del giudizio degli altri e questo ti blocca, non ti fa scegliere. Io non ti dirò cosa devi fare, perché non posso. Quello che voglio dirti è di non aver paura di scegliere. Quando pensi di essere convinto, fallo, scegli. E non pensare che la vita finisca lì, in una scelta magari sbagliata. Sei giovane e ti assicuro che una seconda possibilità ce l’hanno tutti, non aver paura di sbagliare. –

La conversazione durò pochi minuti ancora, convenevoli, ringraziamenti, nulla di più.
Matteo si allontanò, guardava in aria, verso il cielo scuro, la luna, le stelle.
L’uomo si accese una sigaretta.
Guardava la sua auto da ottantamila euro parcheggiata davanti al locale. Uno sfizio, una voglia, magari un simbolo.
Pensò a quando terminò le superiori. Studiava basso elettrico già da tre anni ed era diventato bravo, molto. Tanto bravo da dover scegliere tra uno studio matto della musica, otto, nove ore al giorno, oppure l’università.
L’errore te lo ritrovi dietro la schiena in un corridoio buio, come un assassino.
Lui si girò, lo guardò negli occhi e gli sorrise con disprezzo.
Poi tornò dagli altri per salutarli, il pomeriggio seguente avrebbe dovuto effettuare un’operazione a cuore aperto, una vita dipendeva dalle sue mani e doveva essere pronto.

martedì 1 luglio 2008

Chiavi di ricerca. Giugno 2008



Eccoci di nuovo con le chiavi di ricerca.
Considerate quelle che riguardano l'autopraticarsi del sesso orale oppure la ricerca di materiale per un'ottima fellatio come sempre presenti, insistentemente presenti. Ecco, non le menzionerò più! ; )
Vediamo cosa di simpatico ci ha riservato Giugno.
Ah, il sedere è sempre per giustificare le chiavi a sfondo erotico/pornografico.


apparecchio x fare pompini

Non era l'aspirapolvere? Mah...

canzoni belle che non ti fanno sentire solo

Mettiamola così, tu senti una canzone che non ti fa sentire solo, è bella, emozionante, ti fermi e pensi che sarebbe fantastico condividere il momento con qualcuno...e ti senti solo.

chi ha fotografato laura ad arpino?

Ho un alibi di ferro!

come imparare a dare il primo bacio

Ma in che cavolo di mondo viviamo?

fare bocchini con il culo


Un momento...cioé, non capisco, si parla di gente con la faccia da culo?

gabriele giarrusso ciao sono io dove sono ?

???...surreale...

mi hanno morso il mio cane, cosa succede?

Convulsioni, dolore e poi la trasformazione in un essere mostruoso che sbranerà te e la tua famiglia...
Ma chiamare un veterinario ed eventualmente un avvocato?

"per lei fare l'amore era come mordere, strappare e ingoiare "

La museruolaaaaaaaaaaaa!!!

Mah...per Giugno niente di che, speriamo che il caldo di Luglio renda follemente creativi i mattacchioni in giro per la rete!

martedì 24 giugno 2008

B.M. (progetto)

Allora, i maschioni qui sotto sono frutto di una collaborazione tra me ed il bravissimo Emilio Lecce. Si tratta di un progetto, ovviamente, in cerca di editore e, se Dio vuole, a Lucca si potrebbe sottoporlo alla visione di qualche volenteroso.
Sul contenuto, il classico dualismo bene/male, ma in chiave più filosofica. Il sottotitolo, infatti, è il titolo di un'opera di F. Nietzsche. Diciamo che ho dovuto riprendere i miei libri di filosofia e ripassarmi qualche bel pensatore. Questo non assicura la riuscita del progetto, ovviamente...intanto io ed Emilio ci stiamo divertendo!






Poi, c'è lui.


giovedì 12 giugno 2008

Se baciandoti ti svegliassi.




Lei dorme.
Lui vorrebbe, ma preferisce osservarla ancora un po’.
Di notte qualcosa riposa anche in chi è sveglio, ed è allora che le sensazioni picchiano duro ed escono facilmente.
Ma lei dorme e il suo respiro è troppo sereno per svegliarla.
Baciarla sì, accarezzarla per trasmetterle protezione, quello sì, ma non svegliarla; lei deve dormire, sognare, lui non può destarla, nemmeno per dirle che la ama, anche se è l’unica cosa che vorrebbe fare.
Prende con sé quel misto di amore ed ansia e lo ingoia con la miccia accesa per farlo esplodere lontano, in strada, dove è solo e nessuno può sentire.
Le gocce di pioggia sono perle veloci sulla pelle del giubbino, scivolano testimoniando che tutto scorre.
Lui non ha mai creduto nei vecchi attori di ghiaccio, quelli che fumano allontanandosi dopo aver dimostrato di essere degli eroi.
Ma la pioggia cade e per quanto sia fitta, non riesce ad infierire sulla sua sigaretta.
Almeno una volta nella vita capita di essere soli sotto la pioggia, col bavero di una giacca di pelle alzato, come gli attori di una volta, anche solo per il tempo di una sigaretta.
Domani sarà di nuovo giorno e lei si sveglierà, meglio andare a dormire e farsi trovare pronto, perché lei è l’unica cosa che conti.

martedì 3 giugno 2008

Chiavi di ricerca. Maggio 2008




Eccoci di nuovo con un post dedicato alle chiavi di ricerca che permettono a molti birbantelli di approdare sul mio blog.
"birbantelli" perché, inevitabilmente, il 95% delle chiavi di ricerca è a tema erotico, no, non erotico, decisamente pornografico.
Allora, con mio sommo dispiacere sono tante, troppe, le chiavi di ricerca che si concretizzano in un unico desiderio:
Imparare ad autopraticare la fellatio.
Beh, non commento perché...perché non è commentabile.
Bene, oltre questa eccovene altre:

1- Ti sei mai chiesto se la vita che stai facendo è realmente quella che doveva essere, e se sì, ne sei soddisfatto? ( ecco, questa è serissima, troppo seria per non mandarmi in depressione)

2 - I bocchini fanno bene (mi viene da fare spallucce)

3 - come si fa per farsi venire la voglia di studiare? (questo mese la gente è stata molto seria)

4 - come si suona la pausa col basso elettrico? (la pausa non si suona...è pausa, silenzio.)

5 - fare bocchini tra amici (dico, stiamo scherzando?)

6 - "Far" imparare a fare un bocchino (è quel "far" che mi disturba, come dire "cara, non sei buona...adesso ci penso io")

7 - Fare bocchini da buoni cristiani (questa mi fa impazzire, genera una dissonanza cognitiva pazzesca!)

8 - Il modo più veloce per uccidersi (spero che sia stata digitata da uno scrittore in cerca di informazioni per una storia)

9 - posizioni per godere con un pisello medio (se è nella media, significa che non ci sono problemi...o no?)

10- figa sapore salato (Salato?! ma come "Salato"?!)

Mah...mi verrebbe da condurci uno studio sociologico...veramente, il sesso orale ha manipolato la mente umana, sono troppe le persone (almeno nel mio elenco di chiavi di ricerca), deduco che siano ragazze, che vorrebbero informazioni al riguardo e troppi i maschietti che vorrebbero saperne sul sesso orale "riflessivo" chiamiamolo così...mah, ma un'uscita in due, quattro chiacchiere, un bacio inaspettato o desiderato e poi chi vivrà vedrà?
Ci si rivede a fini Giugno.
A breve un racconto!

PICCOLA AGGIUNTA:
Quando dico che mi sembra strano che ci siano tutte queste attenzioni su certe tematiche orali non voglio dire che queste non abbiano importanza, dico solo di non farne un'ossessione. Lo si è sempre fatto e sempre si farà, ed è una delle cose più piacevoli e intime che si possano fare, ma viene spontaneo e con la pratica si diventa anche raffinati...odio questa società contemporanea che ci stressa e ci insinua l'ansia da prestazione!

lunedì 26 maggio 2008

Magicamente Lunedì





Conosco un tipo che un giorno ha buttato tutto e si è messo a correre nudo per la strada.
Era un Lunedì mattina romano, caldo e afoso.
Lo stesso tipo ha poi ruzzolato finendo in una pipa nostalgica dalle parti di Furio Camillo.
Inalato da un sapiente scrittorone col cuore di Re Artù si è poi trasformato in un personaggio di un fumetto.
Dicono che stia bene, brav'uomo, fuma poco e ascolta i Pooh.
Lo scrittorone sa che il sorriso è gratis e ne regala uno ad una ragazza che gli sfreccia di fianco con un cinquantino sgangherato.
Lei ricambia perché i sorrisi sinceri e disinteressati di Lunedì mattina sono come il Paradiso, non esistono.
Ma un pò ci speri.
E la ragazza si siede alla sua postazione fatta di decreti ingiuntivi, comparse di risposta ed altri personaggi mitologici, si tiene stretto quel sorriso e lo trasforma in una telefonata dolce ad un ragazzo lontano e credetemi, per un Lunedì non è poco.
Forse perché quando inizia la settimana è un pò come un concerto rock, dove si inizia col botto, gain a palla, valvole saturate ed un attacco squassante. Meglio buttarne giù il più possibile al primo accordo, gli altri cadranno per strada.
Era di Lunedì quando il buon Dio ha deciso di giocare col pongo e crearci...e si è anche stancato.
Essendo perfezionista si è ripromesso di fare qualche ritocco per migliorare il tutto, ma era Domenica e si sa, quando dici "Lunedì lo faccio" sei consapevole che non è mai il Lunedì seguente, come con le diete.
Intanto noi aspettiamo.
Un giorno, arriveranno solamente Bugs Bunny e Duffy Duck col distintivo a bussare alle porte del paradiso:

"Lei è il signor Dio, giusto? Ci risulta che sia stato lei a mettere su il mondo e tutto il resto..."

"Si, ma è successo qualcosa?"

"Venga con noi, è stato citato in giudizio per abusivismo edilizio."

giovedì 15 maggio 2008

Nonsolostorie




I racconti della gente sono come il mare.
Come il mare arrivano e non sai da dove.
Li senti da lontano viaggiare nell’aria, overtures orchestrali per direttori in frak e bermuda con mani di calli e piedi stanchi.
Mario ha tirato la cinghia in turni notturni solo per lei, per un solitario ed una promessa all’altare.
Sara ha visto il suo uomo fuggire più veloce di un pensiero, uno di quelli leggeri ed innocenti, come il figlio che crescerà da sola.
Gianfranco è stato trafitto al petto, ma è in piedi. Non era infarto.
Giulia crede nella vita ed in quel sorriso che le ha dato la gioia.
Storie come queste che nascono con una sveglia al mattino e ti accompagnano fino a sera.
Miliardi di attori, registi e sceneggiatori…
Storie, particelle subatomiche nervose di vita, come coriandoli di un bimbo travestito da Zorro con uno scontro a singolar tenzone, magari contro il pirata nero, per lei, la principessa dai riccioli biondi e l’apparecchio ai denti.
Racconti, belli da sentire, belli da vivere e da raccontare, magari ad un piccolo di sei anni.

“Mamma, che storia mi racconti stasera?”

“La storia più bella del mondo, quella di un bambino nato sei anni fa…”

martedì 13 maggio 2008

And the Winner is...IL CULO DEL SERPENTE!!! (Ed aggiungo una catena, 2x1)




Bene, non ci sono storie, delle quindici chiavi di ricerca estrapolate da quelle di Aprile 2008 la supremazia è della numero 10:

"PERCHE' PER UCCIDERE UN SERPENTE LO SI MORDE SUL CULO"

Beh, lo ammetto, ho visto gente uccidere serpenti a bastonate, fucilate, pedate, col fuoco, con gatti, cani, manguste...ma a morsi...e sul culo poi!!!

Ok, l'appuntamento con le chiavi di ricerca è per fine Maggio...stay tuned!


CAMBIAMO ARGOMENTO.

Pochi giorni fa IL DAVE e GIORGIO PONTRELLI mi hanno passato una catena semplice semplice.
Talmente semplice che non mi riesce di rispettarla!
Bisogna indicare le sei cose che ci piace fare...non ci riesco.
Rischio di dovermi mettere a fare una graduatoria mentale per poi scrivere cose riduttive. Quindi, riduco a due ultrageneriche cose che mi piace fare...peccando anche di banalità, poi, aggiungo qualche cosa bizzarra!

1- STARE BENE.

2- FAR STAR BENE LE PERSONE A CUI TENGO.

Queste le due generiche, come fare è semplice, sapete che scrivo, suono, sono innamorato della mia ragazza, ho molti amici ecc. quindi, tutte queste cose e tantissime altre mi fanno stare bene e mi piace farle.

Sul versante cazzate:

a) Lasciarmi coccolare da rumore del Phon (sono un vero dipendente da quel rumore)

b) Giocare a Risiko

c) Svegliarmi verso le otto, lavarmi, vestirmi, andare al bar da solo...caffé e sigaretta.

d) Fantasticare sulle vincite al gratta e vinci.

Fatto, ora dovrei girare la catena a sei persone, ma molte di quelle che mi vengono in mente sono già state coinvolte. Io ci provo:

GIULIO GUALTIERI

ROBERTO CIRINCIONE

ELENA CECCHINI

ROSSANO PICCIONI

Ok, quattro su sei va bene.

Ah, queste sono le regole della catena:

1-Indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo;
2-Inserire le regole di svolgimento;
3-Scrivere sei cose che vi piace fare;
4-Nominare altre sei persone affinchè proseguano il meme;
5-Lasciare un commento sul blog dei sei bloggers prescelti.


Bene, MASSIMO PER DOPODOMANI POSTERO' UN RACCONTINO...

lunedì 5 maggio 2008

Chiavi di ricerca. Aprile 2008. Votate la vostra preferita.




Eccoci qui con le "CHIAVI DI RICERCA"

Come promesso ripropongo una carrellata delle chiavi di ricerca per me più carine che hanno permesso alla gente di arrivare, non si sa in che modo, sul mio blog!
Metto anche una votazione molto grossolana (votate scrivendolo nel commento, se vi va!) per saperne un pò dei vostri gusti.
15 chiavi di ricerca, vediamo di farci uscire una top five!!!

Ah, ovviamente quelle simpatiche sono tutte a sfondo sessuale, le altre sono normalissime! (così si spiega il sedere della fotografia).

1- il culetto solo per lo zietto (io sorvolerei...)


2- differenza tra bocchino e pompino (Mah, non mi farei certe domande...)


3- racconti di donne con le mani dentro il culo (non "nel" ma "dentro" il culo, è tutta un'altra storia)


4-"bocchini da solo" (posso vomitare?)


5- posizioni per fare i bocchini da soli (è proprio il trend dell'anno)


6- cerco racconti con foto per imparare ha fare pompini (già mi vedo il titolo " Il pompino dalla A alla Z")


7- cosa succede se non si apre bene il cazzo? (Scoppia, tipo il fucile di Zio Paperone quando lo attappano col sughero)


8-l cazzo del prete arrapato (posso capire un prete che cerca materiale porno, ma non un civile che cerca un prete)


9-mi chiamo pio e ho settant'anni (state visualizzando il vecchietto sbavoso davanti al pc?)


10-perchè per uccidere un serpente lo si morde sul culo (Cioé, ma siamo impazziti?esiste qualcuno che uccide i serpenti mordendoli sul culo???)


11-racconti di mani dentro il culo (Sempre dentro, non sul o nel...no, DENTRO, che ne so, fino al polso)


12-tanta voglia di cazzo (di certo non ti esce dal monitor)


13-tanta voglia di figa (Par condicio)


14-triple anal (Vabbé...ma se ci infilassero anche un piede oltre a tre falli?)


15-è bello sentirselo dentro in culo (Questo è il manifesto dell'edonismo più sfrenato!)

lunedì 28 aprile 2008

Nove.




È sempre tutto più grande di te, sempre.
Pugni, solo pugni, fin da piccolo. I tuoi nel vuoto, quelli degli altri dritti sul muso.
Poi hai pensato che di pugni sul grugno ci si poteva campare, dopotutto, il tuo amico torna dalla fabbrica con la schiena spezzata, senza dire una parola.
Tu, almeno, qualche destro a chi ti spezza la schiena potresti mollarlo.
Il sacco ha la faccia di tuo padre e forse, anche lui ha la sabbia dentro.
Un destro. Ride.
Ancora. Ride lo stesso.
Di nuovo, con tutte le tue forze.
Lui ride sempre e nel ghigno leggi bene le sue parole: “sei un fallito”
Poi succede che cresci, tra un naso rotto e il fiato corto.
Tua madre ha dentro quella poltiglia di sabbia e acqua marina con cui giocavi da piccolo al mare.
Cancro lo chiamano.
Se solo potessi prenderlo a pugni, ma non puoi, solo il sacco, solo tuo padre, solo te stesso.
Qualche anno in più e sai dove colpirà il tuo guantone prima ancora di pensarlo.
La folla, tanta.
Flash, tanti.
I battiti del tuo cuore, troppi.
Il tuo avversario è il campione del mondo.
È solo un uomo.
Non fa male.
Schiva, muovi le punte.
La tua testa che schianta al tappeto fa meno male del gancio che ti ci ha mandato.

1

Alzati.

2

Fallo per il sangue che hai sputato.

3

Fallo per le lacrime che hai versato

4

Fallo per lei che ti sta guardando

5

Fallo perché la ami.


6

Fallo perché non sei un fallito

7

Alzati.

8

Per quel cancro bastardo.

9

Per te.

Bene, la campana non ha suonato e tu sei in piedi.
Te la ridi, sono solo pugni, niente di più.
La vita colpisce più duro, sempre.

lunedì 21 aprile 2008

Un anno di...Volobasso!





Un anno.
Il primo anno di vita non c’è, non puoi ricordarlo, ma qualcuno lo ha scolpito nel cuore e lo custodisce per te.
Un giorno ti svegli e ti accorgi che è un anno che sei grande, continuando ad inseguire gli anni in cui eri piccolo.
Un anno che le tue dita scorrono su e giù sullo strumento e non avresti mai pensato di vederle così sudate, tenaci, così vive.
Un anno che hai scoperto che dalla A alla Z si crea un universo, ma anche due e le pagine lette sono tante, nel cuore, negli occhi.
Un anno che strisci con la sofferenza a tirarti per le caviglie ed hai paura che quell’anno sia solo il primo.
Il primo anno che sei guarito e la paura di tornare a strisciare non va via.
Un anno di lei ed il primo bacio è dietro l’angolo, riconosci il sapore, il calore, ma è un anno affacciato sul domani, il primo mattone di un monolocale che come canta Jovanotti diventerà un castello.
Un anno di carrellate, cuori in campo medio ed una didascalia su fondo, un augurio di splendore, un fiore, al sole.
Un anno.
12, 52, 365, 8765, 525948, 31 556 926…e 5.110.000 movimenti delle tue palpebre all’anno, ogni volta e non te ne rendi conto ma quello che vedi tra un intervallo e l’altro è tuo, è vita.

martedì 15 aprile 2008

Vita da Blogger





Il blogger saluta l’alba prima di mettersi a letto perché il grillo dentro di sé gli impone di fare il giro dei suoi centotrentaquattro links, salvo poi svegliarsi alle otto e trenta per controllare se ci sono state risposte ai suoi commenti.
Il blogger ha una vertebra cervicale sovversiva, preludio di una vecchiaia con bastoni, sputo con raschio e dentiera retta con pasta adesiva.
Il blogger ha l’ansia da prestazione, non quella per corpi nudi sudati, mani sui fianchi, lingue e affanni. Prestazione da blogger, post veloce, post corretto, post originale, frizzi, lazzi e se non posti sò cazzi
Con gli amici diventa quasi imbarazzante:

“ragazzi io vado..”

“ma come, di già?”

“eh, si…devo andare a postare!”

“ma vaffanculo và, era meglio se ci dicevi che andavi a cagare!”

Il blogger torna e si siede, ché il mondo è un sistema operativo, un motore di ricerca infinito e le parole non hanno voce, solo font e dito veloce.
Un giorno il blogger riceve un bel commento al suo ultimo post , “calda e sola” è la firma che lo incuriosisce, un click ed il mondo di “calda e sola” si apre con dolci musiche in sottofondo.
Guarda bene e quel corpo lui lo conosce, scruta meglio e crede di conoscere anche quel neo sul seno, ma non può essere vero, non la sua ragazza a pecora con un altro lui da dietro.

Driiiin…

“Laura, scusa, ma hai aperto un blog firmandoti - calda e sola - ?”

“Si, perché?”

“M-ma, Laura, stai scopando con un altro, e a pecora per giunta, con me non l’hai mai fatto!”

“Se al posto di fare lo zombie col tuo blog del cavolo mi avessi trattata come di dovere e magari afferrata da dietro, vedi che al posto di quello c’eri tu…avanti, cosa hai da dire?”

“beh, oddìo, sai che non sono buono a parole, aspetta che ti lascio un commento…”

giovedì 10 aprile 2008

Euterpe - Sceneggiatura (Oggi mi sputtano una volta per tutte!)




Anche oggi verso Roma per incontrare i miei amici aspiranti sceneggiatori come me e parlare "lavoro" (Dio come suona bene!)

Vorrei postare un raccontino, ma non ne ho il tempo, quindi, mi sputtano e posto la mia prima sceneggiatura e, per onestà intelletuale, la posto senza le correzioni di Lorenzo Bartoli, sennò era troppo facile.

Ripeto, è la mia prima sceneggiatura, non sapevo proprio un cavolo! Non siate cattivi, ok?

Sono solo cinque tavole...ah, non posto il soggetto (che, ovviamente è mio), nemmeno una sinossi, ché vado di fretta!!!


Titolo: Euterpe

Tav. 1

1-2-3 sulla stessa striscia

1 piccola

La vignetta è lo schermo di un televisore. Per farlo capire in un angolo si può mettere una scritta o un logo televisivo del tipo: go-tv!
Dallo schermo vediamo il mezzo busto dall’alto di un uomo sulla trentina, a piacere, ha in mano un microfono. È sorridente.

Uomo.
- Buuuuonaseraaa amici! Oggi parleremo di John Carducci, il misterioso leader degli Arousal, sarà con noi il critico Tom White…a te Tom!


2 piccola

Sempre come lo schermo di un televisore, sempre il logo in un angolo. Piccoli in campo medio, dall’alto, vediamo da un lato il critico, a piacere, seduto su una poltrona e a fianco il presentatore su uno sgabello. Ambientazione televisiva a piacere.

Critico.
- Grazie Jim…beh, c’è poco da dire: un genio, semplicemente un genio del rock!

Presentatore.
- Mmm…e credi che potrà durare?


3 piccola

Ancora come lo schermo tv, ancora il logo in un angolo. Pp di 3/4 dall’alto del critico. Aria seria di chi sa quello che dice.

Critico.
- Ogni sua idea è innovativa, senza precedenti, stupenda, emozionante: John è GIA’ nella storia!


4-5 un po’ più grande

Interno notte. In campo medio dall’alto il palco dove si sta tenendo un concerto rock. Davanti a tutto, il cantante-chitarrista, capelli lunghi, lisci, neri, jeans e camicia. Ai lati il bassista ed il chitarrista, a piacere. Dietro il batterista, a piacere. Sotto, la calca è impressionante, tantissimi ragazzi che si agitano come in una bolgia infernale. Si potrebbero disegnare delle note qua e là.


Did.
- Il concerto, il momento che più amo…guardateli, sono posseduti, ed io sono il loro demonio.


6-7-8 sulla stessa striscia.

6

Esterno, notte. Campo medio dall’alto. John cammina lungo un corridoio di transenne che porta diritto alla sua auto (sportiva). Il corridoio è visto di traverso. Ai lati la folla impazzita che chiede autografi. Lui cammina non curante scortato da due guardie del corpo, a piacere.

Did.
- Odio questo genere di cose…

folla.
- John!!!
- Un autografo!!!
- Sei fantasticoooo!!!

7

Esterno, notte. In campo medio dall’alto la macchina di John si allontana dal lettore percorrendo una strada di città.

Did.
…io voglio solo suonare, creare…

8

Esterno, notte. In campo lungo vediamo la macchina di John piccola di fronte al cancello di una villa da sogno. Villa a piacere, ma deve essere decisamente di lusso.

Did.
-…intrappolare nello spartito i demoni che infestano i miei pensieri…


Tav. 2

1

Interno, notte, l’unica luce è quella della luna che filtra dalle finestre. Dettaglio dall’alto di una mano che svita il tappo di una bottiglia di whisky.

Did.
- …e, ovviamente, voglio bere.

2

dettaglio dall’alto del whisky che fuoriesce dalla bottiglia e finisce in un bicchiere largo e basso con del ghiaccio dentro.

Did.
- non ricordo, di preciso, quando iniziai…

3-4

Interno, notte. In campo medio dall’alto un salotto lussuoso. Arredamento a piacere, al centro una poltrona di ¾ vista da dietro. In fondo, una parete a finestre, senza tende, dalla quale vediamo alberi e la luce della luna che entra (per tutta la storia la luce della luna piena è l’unica ad illuminare tutte le scene). John è seduto sulla poltrona, guarda verso la finestra e vediamo il braccio che penzola di lato, la mano tiene la bottiglia.

Did.
- …ma ora è parte di me, come un lento, amichevole cancro. Un musicista? Un ubriacone? Una cosa non esclude l’altra.

5

Dalla soggettiva di John vediamo il dettaglio della mano che regge la bottiglia, come per leggerne l’etichetta.

John fuori campo.
- ahh…i fans, i soldi, mille idee che mi frullano per la testa, dimmi un po’, per caso tu c’entri qualcosa?

6

Di quinta, da dietro, lo schienale della poltrona dove è seduto e la faccia di John che sporge di lato per guardare dietro. Ha l’espressione accigliata, è sorpreso per aver sentito una voce da dietro.

Voce fuori campo.
- Credi davvero di trovare la risposta in quella bottiglia?

John.
- ?!?

Tav. 3

1-2 verticale

Figura intera di una donna. Indossa un vestito che si avvita appena sopra il seno lasciando scoperte le spalle e finisce con una gonna corta. Porta scarpe con tacco alto. Ha capelli lunghi e neri, ha dei bei lineamenti del volto ma è molto denutrita, quasi uno scheletro. Fa impressione.

John fuori campo.
- chi sei, come hai fatto ad entrare?

Donna.
- non ci hanno presentati, ma siamo molto intimi, credimi!

3
pp dall’alto di John che guarda la donna con aria seccata.

John.
- Guarda, non è aria, quindi tornatene da dove sei venuta, se volevi un autografo sei arrivata tardi.

4

La spalla rinsecchita della donna di quinta. In secondo piano John si è alzato ed ora è appoggiato allo schienale della poltrona, ancora con il bicchiere in una mano e la bottiglia dell’altra. John alza gli occhi al cielo in segno di insofferenza.

Donna.
- calma, non c’è fretta. Voglio che tu mi ascolti bene, perché ho da dirti qualcosa che riguarda la tua sfrenata ispirazione! Non dirmi che non sei curioso!?

John.
- oh Signore, tutte a me!

5
pp della donna dal basso. È spigolosa, cadaverica, espressione e sorrisetto di sfida.

Donna.
- mi chiamo Euterpe! Sono una delle nove muse ispiratrici, la musa della musica per la precisione…anche un omuncolo come te deve averne sentito parlare, immagino!

6
stacco. Esterno, notte. Vediamo il salotto dall’esterno della vetrata. I due sono sempre nella posizione di prima

John.
- Euterpe? Carino! Senti piccola, ho una bottiglia di ottimo whisky da scolarmi, perché non alzi i tacchi e te ne vai?




Tav. 4

1

stacco. Interno, notte. Dalla quinta, con uno scatto fulmineo fuoriesce la mano di Euterpe che afferra la gola di John. John è inquadrato dalle spalle in su di ¾. Ha l’espressione decisamente sorpresa e spaventata.

Euterpe.
- TU…tu non hai capito con chi hai a che fare!!!

John.
- g-ghhh!!!

2
in campo medio dall’alto Euterpe di ¾ solleva completamente John da terra tenendolo per la gola. Deve enfatizzarsi il fatto che una donna così mal messa possa alzare un uomo. John agita le gambe nel vuoto e stringe con tutte e due le mani il braccio che lo tiene sollevato. Il bicchiere e la bottiglia si schiantano per terra, solo la bottiglia si rompe.

John.
- DIO! N-non è possibile…lasciami!!!

Euterpe.
- piccolo, stupido uomo…

rumore bicchiere.
- tump!

Rumore bottiglia.
- crash!

3
campo medio dall’alto. John è scaraventato a terra, cade su un fianco. Lo vediamo di fronte. Espressione di dolore.

John.
- ahh!!!

Euterpe fuori campo.
- sai, io dono a voi mortali le idee che vi permettono di esprimervi attraverso la musica. Le regole sono semplici: poche, buone idee a chi è abbastanza sensibile da percepire il mio spirito…

4
campo medio dall’alto. Euterpe di quinta, John in secondo piano, seduto per terra, striscia allontanandosi dalla donna, è spaventato.

Euterpe.
-…a volte, però, capita che nascano individui particolarmente dotati, capaci di stabilire un contatto diretto con la mia essenza. Una corsia preferenziale dalla quale attingere a quantità smodate idee ed intuizioni…

5

dettaglio dall’alto dell’occhio sconvolto di John. Nell’occhio si riflette Euterpe che si avvicina.

Euterpe fuori campo.
- …ciò mi deturpa nel fisico e nello spirito, mi rende debole, vecchia…

6
pp dal basso di Euterpe che urla furibonda in direzione del lettore.

Euterpe.
- GUARDA!!! GUARDA COME SONO DIVENTATA PER CAUSA TUA!!!


Tav. 5


1
pp della mano orribile di Euterpe che esce dalla quinta. In secondo piano John è ormai arrivato con le spalle alla vetrata e si gira verso di essa sentendo che non può più proseguire nell’indietreggiare.

Euterpe.
- inizi a capire vero? Ti sei mai chiesto come mai, da Mozart a Kurt Cobain, tutti i grandi musicisti siano impazziti o morti prematuramente?

John.
- !!!

2

ravvicinata sul volto di John. La mano di Euterpe è sulla testa di John, il quale urla in una smorfia di dolore.

John.
- AAAAAHHHHH!!!

Euterpe.
- è tempo di riprendere ciò che è mio!

3

in campo lungo Euterpe adagia l’inerte John sulla poltrona. Si vedono di profilo, da lontano, non si distinguono bene. La scena è come fuori dal tempo, non c’e sfondo, o tutto nero oppure tutto bianco, a piacere.

4
john è seduto sulla poltrona, è inquadrato dalle ginocchia in su, le braccia riverse in mezzo alle gambe stringono una seconda bottiglia di whisky. Il capo è di lato quasi a toccare la spalla, un rivolo di bava fuoriesce dalla bocca. Ha l’espressione da tonto, guarda nel vuoto.

John.
- g-ghh…morti o impazziti…impazziti…impazziti…

5-6
mezzo busto di ¾ di Euterpe che si dirige verso la quinta. Ora è bellissima, in carne, prosperosa e sorride soddisfatta, un po’ sinistra. In secondo piano il salotto così com’è con la poltrona al centro e la luce della luna che entra.

Euterpe.
- un buon compositore non imita; ruba *

*:
Igor Stravinskij

mercoledì 9 aprile 2008

"Eh, però, non ti sta mai bene un cazzo!" Il perchè di una nuova veste.





Non vi allarmate, non ho messo il mio nomignolo sopra alcuni dei migliori personaggi dei fumetti mai inventati per manie di grandezza!
Semplicemente, mi creava un pò di disagio aprire il mio blog e vedere quella veste new age, col titolo "volobasso coffè break", ma pausa de che? Mi sembrava che fosse un posto dove la gente arriva e si gode delle cose scritte..."si gode", questo presupporrebbe che siano scritte bene, sempre bene...nulla di più falso.
Mi sembrava di tirarmela un pò, ecco, e me ne dispiace.
Io non offro un servizio, un buon servizio...no, io mi esercito, mi diverto, scrivo, invento e vedo se quello che esce può piacere o meno, sperando di migliorare!
Vorrei pubblicare un buon fumetto, tutto qui.
Quindi, fanculo la pausa caffé, non si fa pausa, si impara!!!

Ora, se permettete, mi fumo una sigaretta, magari preceduta da un caffé!

lunedì 7 aprile 2008

-THE BAND - sottotitolo: DONKEY RACE - (Parte quattro)




Fortunatamente Simon arrivò nell’attimo indefinito in cui Tom di solito spegne la sua sigaretta ed infila la mano in tasca per prenderne un’altra.
Rimase fermo sulla porta, guardandoci sorridente. C’era qualcosa di particolare nei suoi occhi, ci guardava come un bambino pronto a spifferare la sua ultima marachella. Ma Simon non era più un bimbo, almeno nel corpo, e se di marachella si trattava, c’erano due belle tette ed un culo di mezzo.
Senza parlare cominciò a camminare e lo spettacolo fu alquanto grottesco: non era molto aggraziato nel deambulare anzi, era goffo. Facendola corta, sembrava che l’avesse preso tra le chiappe.

“Simon, ma che cazzo hai?” - dissi sereno e rassegnato.

“Eh, il pisello…mi fa male il pisello!”

Tom iniziò a ridere in modo isterico. Non che avesse afferrato di cosa si trattasse ma, conoscendo Simon, aveva intuito che c’era da sentire una storia bizzarra.

“Ok, cos’hai combinato questa volta?”- dissi io, paterno e pronto ad ascoltare di tutto.

“Mah, nulla di che…”

“Simon?”

“Ero arrapato…”

“Tu sei sempre arrapato!”

“Oh, Cristo! Vuoi venire al dunque? Ho bisogno di pettegolezzi, io!” - Questo era Tom, la peggiore comare sotto i trent’anni e di sesso maschile che potesse esserci in circolazione.

“Dammi prima una sigaretta…ed un goccio di caffè e…non ci sarebbe qualcosa di alcolico da metterci dentro?”

“Dovrebbe esserci rimasta della tequila, ma non so se col caffè ci sta bene.”

“Ma sì che ci sta bene!”

Comprendi le cose solo quando le vedi.
In quell’attimo vidi Simon versare della Tequila nel caffè, berlo, fare una smorfia di disapprovazione, accendersi la sigaretta, aspirare a pieno ed espirare con calma. Il tutto col sorriso, la pelle del volto distesa, i gesti precisi e fluidi.
Stava bene, sereno.
Non se ne rendeva conto, forse per lui era fin troppo normale stare bene e parlare di cazzate, e vederlo faceva stare bene anche me.

“Allora, ieri sera ero in quel troiaio…come si chiama…ah, sì: Ultra-Babes. Ero tranquillo a bere e fumare, guardavo culi, una tettona si aggrappava ad un palo da lap dance…la solita routine. Ad un certo punto si avvicina questa signora, avrà avuto quasi quarant’anni, mi chiede se può sedersi al mio tavolo. La guardo per bene prima di rispondere: un troione!!! Cristo, era proprio un puttanone leopardato! Inizia a parlare di stronzate, io non ascolto ma vedo. Vedo la scollatura, la bocca carnosa, lo spacco della gonna ed inizio a pensare. Lei si fa avanti con discorsi sempre più piccanti ed io inizio a non stare più nelle mutande. Rum, un giro, due, tre, al quarto avevo la sua lingua in gola ed il cazzo mi faceva capolino dietro le orecchie.”

Ormai quattro sigarette erano di nuovo accese e la scenografia calzava pienamente col racconto di Simon. Era mattina, forse ora di pranzo, non che questo importasse, c’eravamo noi, storie da raccontare, sbornie da smaltire eppure, qualcosa iniziava a fare - crack -.

“Sì, ma che cazzo c’entra questo col fatto che cammini a gambe aperte?!”

“E aspetta cazzo! Adesso ci arrivo! Dicevo, quella mi aveva fatto arrapare, la prendo e la porto nel bagno del locale…Dio, che scopata! Quando abbiamo finito non riuscivo a reggermi in piedi. Poi, mi riaggiusto un pò ma sento una cosa strana, come di bagnato…era sangue! Ho pensato - cazzo, a questa l’ho sfondata, che pisello che c’ho-. Le chiedo se va tutto bene, perché vedo del sangue e lei mi risponde che è tutto a posto e che è il mio.”

“Embé, che cazzo era successo?”

“Il perizoma!”

“Come, - il perizoma -?”

“Stavo talmente arrapato che l’ho messa a pecora vicino il muro, ho alzato la gonna e le ho scansato il perizoma per fare prima…ma era di pizzo! Mi sono sfregiato il cazzo strusciando avanti e dietro contro il pizzo!!!”

Il resto furono risate e aneddoti vari, “la vita”, direste.

giovedì 3 aprile 2008

Chiavi di ricerca.




Allora, sto partendo alla volta di roma per rimpatriarmi con amici-sceneggiatori e spero in buoni propositi e progetti!
Vorrei postare un raccontino ma non ne ho il tempo, quindi, inauguro una nuova etichetta: CHIAVI DI RICERCA.
Come molti di voi sapranno, grazie a shinystat è possibile vedere chi viene sul vostro blog (o sito, in generale) e la versione free offre la possibilità di vedere attraverso quali chiavi di ricerca vi approdano (sostanzialmente, quando andate su un motore di ricerca, mettete la parola di cui vi interessa trovare materiale e vi appaiono i vari link).

Ora, grazie a dio, qualcuno digita "volobasso blog" oppure "Gabriele Giarrusso", segno inequivocabile che tali anime pie cercano proprio me.
Molti digitano parole innoque, come "Ghostbuster" o "Strega" oppure "racconto".

tanti, invece, si sbizzarriscono in parole dal chiaro contenuto hard, porno ed affini...che buontemponi!!!

Ecco a voi una lista delle più simpatiche chiavi di ricerca che hanno permesso a molti di arrivare sul mio blog nei primi giorni di Aprile:

- FAT GIRL HOT

- GOLAPROFONDA

- IMMAGINI DI UOMO CHE SI FA I BOCCHINI DA SOLO (mio dio!!!)

- BELLO SENTIRSELO DENTRO IL CULO (mah, se a voi piace...)

- BREACK CULO (!)

- L'AMANTE PORCA PER L'UOMO REPRESSO (non c'è più limite!)


Fatto, periodicamente aggiornerò tale rubrica...Un appunto, qualcuno ha cercato "Antonella Del Greco" La mia ragazza....

"Te do na cricca che te crino come er titanic!"

venerdì 28 marzo 2008

Temporal Power




Prologo.

Stato Pontificio, ore 08:30 di un giorno qualsiasi.

“A-aa-aaah…rrr-mmm…AAAAAAAAAAAAARRRRRRRRGGGGHHHH!!! Diooooo, dammi la forza!!! ESCI DA QUESTO CORPO ESSERE IMMONDOOOOOOOO!!! AAAAAAAAAARRRRRRRRRRGGGGGGGHHHHHH!!!”

Cinque minuti dopo…

“P-padre, ho sentito la sua sofferenza ed il mio cuore ha avuto un sussulto di dolore, si sente bene?”

“Certo, Guglielmo, deve essere stata la peperonata di ieri sera, troppo piccante. Ma veniamo a noi: come vanno le cose lì a Sin City?”

“Male, purtroppo, il maligno raggruppa il suo esercito, sempre più numeroso. La città gorgoglia di lussuria e immoralità.”

“Urgono misure dure, Guglielmo.”

“Lasci fare a me, Santità, il demonio sarà esiliato nell’oscuro reame, per sempre.”




Sei mesi dopo…
Sin City…notte, è sempre notte.
Inalo catrame guardando quello che resta della città. Appena sei mesi fa potevi affacciarti alla tua cazzo di finestra e vederle tutte:
Amy – Gran troia, tette grandi, vere, autoreggenti e perizoma, anche a dicembre.
Gloria - Detta “golaprofonda”, non serve altro.
Cindy – Sado-maso-fetish-lesbo-oral-anal-double anal- triple anal.
Loro erano il meglio che questo lercio posto potesse offrire, gambe aperte e pistola in mano. Puoi cacciare i verdoni, infilarlo dentro, ma sono loro che scopano te e ti rimandano a calci in culo dalla tua mogliettina frigida.
Poi c’era Mark, quello sì che ti faceva sballare. Laurea in farmacia messa al servizio dello spaccio di droghe fatte in casa, tu gli chiedi le zebre a pois, lui te le fa vedere.
Paul, gestore della peggior bettola per alcolizzati e puttane, un posto dove anche uno zombie avrebbe potuto sbattersi la miglior troia di Sin City.
Io sono la miglior troia. Gestisco le passere, il denaro, le armi e faccio in modo che ognuno abbia il suo pezzo di Paradiso.
Il Paradiso, già…è quello che tutti credevano di aver assaggiato, prima di lui, Guglielmo.
Venne di venerdì, indossava la sua tunica nera, una Bibbia sul cuore e la magnum nella fondina.
Cindy si avvicinò, fece per ghernirlo col suo vibratore, il tempo di un click, poi lo sparo e la graziosa troietta era ricordo.
Fiumi di pallottole come vomito caldo caddero sul prete, ma era veloce, troppo.
Non ricaricava, sparava incessabile, svelto, preciso.
Gloria, lei e le sue spade, nulla da fare, troppo lontana ed il proiettile le perforò per sempre la sua profondissima gola. Certo, ora potrebbe spompinarne due contemporaneamente…pace all’anima sua.
Venne il turno di Amy e del suo fucile. Qualcuno disse che quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Guglielmo non era quell’uomo, il sangue di Amy diede quel tocco di femminilità al grigio cemento.
Paul e Mark, puah…uomini.
Uno troppo ubriaco per reagire, l’altro non fece in tempo a trovare le palle di combattere nei suoi pantaloni che già non servivano più.
Gli avamposti caddero. Il resto, puttane, papponi, mammolette varie scapparono da Sin City, i grandi erano a terra.
Solo io rimanevo.
Giocai la carta della figa, quella non sbaglia mai, pensando che l’unica cosa dura che potesse avere il prete fosse la sua magnum.
Mi sbagliai.
Vide il mio gioco e mi infilò il suo poker d’assi tra le gambe.
Pensai a Madonna “Like a Virgin”, così mi sentivo mentre me lo sbatteva con la forza di chi ha fatto voto di castità.
Mi piacque e non ci misi molto a fare due più due.
Sin City è caduta e non avrei mai trovato un posto simile, tranne che lì.


Epilogo.

Sato pontificio, qualche tempo dopo.

“Allora, Guglielmo, posso gioire nella gloria del Signore?”

“Certo, Santità, il demonio è fuggito, Sin City è storia, come Sodoma e Gomorra.”

“Bene, ma lei chi è?”

“Lei è l’unica che ha deciso di seguirmi, una schiava del demonio, succube della lussuria, ma io le ho fatto provare la gioia del pentimento, fino in fondo e lei ha deciso di venire con me, per provare quella gioia ogni giorno.”

“Sono compiaciuto, Guglielmo.”

“Santità, ora che l’ordine è ristabilito, qual è il prossimo compito?”

“Invadere la Polonia, Guglielmo, invadere la Polonia.”

giovedì 27 marzo 2008

Buoni Propositi.



Sono stato tante persone, roba che un disturbo bipolare è un gioco per dilettanti. Scherzi a parte, negli anni molti sono stati i miei caratteri dominanti che si sono susseguiti nel tempo: timido, disilluso, insicuro, cinico, razionale, curioso, esuberante, sfacciato, comprensivo, altruista, forte, debole, speranzoso, triste, mesto, esplosivo…
Periodicamente, faccio il tagliando e tiro le somme, smusso, correggo, aggiusto il tiro, faccio le pulizie di primavera. Qualcosa lo butto, altre le conservo. Tutto questo quando sento di essermi spinto troppo oltre il punto di equilibrio e l’ago della bilancia pende inevitabilmente da una parte.
Questo è uno di quei momenti e devo essere sincero, è forse il più complicato che mi sia capitato ed altrettanto sinceramente, non sapete quanto mi sia rotto il cazzo.
Comunque, conscio di alcuni punti fermi che voglio tenere e speranzoso nell’aiuto datomi dalla Dottoressa Basile, faccio una lista di buoni propositi e la rendo pubblica nel caso dovessi rendermi conto di fare il cazzaro:


- Lavorare moltissimo sull’autostima per incrementarla.

- Accettare il fatto di essere un po’ troppo sensibile.

- Recuperare un po’ di sano cinismo.

- Recuperare molta della mia autoironia che latita da un po’.

- Smettere di guardare commedie romantiche e riprendere l’horror.

- Continuare ad amare e rispettare senza sosta le persone che amo.

- Pretendere rispetto proprio da loro.

- Smetterla di dipendere dal giudizio altrui.

- Ritornare ad essere una persona che sta bene da sola ma che preferisce essere in compagnia e non una persona che vuole stare da sola ma muore se non è “cercata” dagli altri.

- Focalizzare il fatto che se capitano giornate storte, questo non vuol dire che saranno sempre storte.

- Aiutare in tutti i modi le persone che amo se queste stanno male, ma non sentirmi in colpa se non ci riesco.

- Capire se qualcuno non mi vuole.

- Imparare a dire “NO”.


Questa è la parte difficile, ora quella semplice:


- Riprendere a fare sport in modo costante.

- Riprendere a suonare come ho sempre fatto.

- Continuare a scrivere.

- Continuare a studiare e laurearmi in tempo.

- Smettere di piangere o, almeno, farlo con moderazione.

- Smettere di parlare dei cazzi miei su questo blog se non in forma di racconto autobiografico.

- Far capire ai miei amici che sono importanti è che ho bisogno di loro.

- Ricordare alla mia donna che la amo tantissimo, ogni giorno, fino a quando mi sarà possibile.


IMPORTANTE:

- dire un bel “vaffanculo” a chi non ricambia di almeno la metà il mio impegno nei suoi confronti (non ce l’ho con te, tesoro!).

Ok, con questo pongo fine a quella tipologia di post che il buon Recchioni etichetta col termine azzeccatissimo di “paturnie”.

Ah, la foto apparentemente non c’entra un cazzo, ma in realtà è uno dei miei punti di riferimento, con un pizzico di John McLane in più, però!

Hem, sinceramente non ho la più pallida idea di quanto ci metterò a fare quello che ho in mente di fare, ma sono dettagli…o no?

martedì 25 marzo 2008

Lo sapevate che...





Quanto segue è un breve riassunto di un paio di paragrafi del testo "PSICOLOGIA" di Peter Gray.

Sigmund Freud ha definito la maturità emotiva come la capacità di amare gli altri e di svolgere un lavoro che gratifica. Erik Erikson ha affermato che la capacità di stabilire relazioni improntate sull’intimità e su cure affettuose, e la capacità di trarre soddisfazione dal proprio lavoro, sono i compiti principali che ogni persona deve affrontare nelle fasi iniziali e intermedie della vita adulta. Alcuni psicologi ritengono che la maturità dell’età adulta faccia seguito a una sequenza predicibile di crisi, o problemi, a cui la persona deve dare soluzione, mentre altri sostengono che nella nostra cultura questa fase dell’esistenza sia estremamente variabile e imprevedibile. Ma secondo praticamente tutte le teorie proposte su questa fase dell’esistenza, prendersi cura degli altri e avere un’attività lavorativa gratificante, sono i due fili di cui è intessuta la trama della vita adulta…
…la nostra è una specie romantica. In ogni cultura di cui si è a conoscenza è descritta l’esperienza dell’innamoramento…studiando l’amore romantico nell’ottica dello sviluppo della persona, alcuni ricercatori sono giunti alla conclusione che esso sia simile nella forma, e forse anche nei meccanismi biologici sottostanti, all’attaccamento che i bambini molto piccoli sviluppano verso i genitori. In entrambi i tipi di relazione hanno un ruolo essenziale il contatto fisico, le carezze e il fissarsi intensamente negli occhi, e spesso sono comuni anche il cooing (categoria di suoni prodotti dal bambino intorno ai 2 mesi, che consiste in serie di vocali ripetute) e l’uso di un linguaggio infantile. Quando la relazione amorosa funziona bene, nei partner regna un sentimento di reciproca fusione e prevale un senso di esclusività, ovvero la sensazione che la persona amata non possa essere sostituita da nessun altra. I due partner si sentono più sicuri e confidenti quando sono insieme e lo stare separati può provocare segni fisiologici di sofferenza. Il legame emotivo non è semplicemente un sottoprodotto di gioie condivise; nelle coppie sposate da lungo tempo può esistere anche quando i due partner hanno pochi interessi in comune. A volte il legame rivela tutta la sua forza solo dopo la separazione o il divorzio o la morte di uno dei partner. In tal caso si osservano molto frequentemente gravi stati di ansia e di depressione, sentimenti di solitudine o di vuoto affettivo che non vengono alleviati neppure dalle premurose attenzioni degli amici più cari e da una vita sociale molto attiva. Come nella prima infanzia, anche nelle relazioni amorose dell’età adulta l’attaccamento si può classificare in:

1- SICURO- caratterizzato da senso di fiducia e benessere
2- ANSIOSO- eccessiva preoccupazione di essere o non essere amati dall’altra persona
3- SFUGGENTE- scarse espressioni di intimità o dall’ambivalenza nell’impegno

Nel Nord America, una quota compresa fra la metà e i due terzi dei matrimoni finiscono in un divorzio, e persino tra le coppie che non divorziano i matrimoni infelici sono molti. Perché certi matrimoni funzionano ed altri no? Per rispondere a questa domanda i ricercatori hanno condotto confronti sistematici fra coppie felicemente sposate e coppie il cui matrimonio è infelice.
La confidenza, l’impegno e lo stile con cui si affrontano i problemi sono sicuramente alcuni ingredienti fondamentali della riuscita di un matrimonio. Un dato che emerge costantemente da interviste e questionari è che le coppie felicemente sposate affermano di “piacersi” a vicenda e di considerarsi non solo coniugi, ma anche ottimi amici e confidenti. Nel descrivere le proprie attività entrambi i partner tendono ad usare più spesso il pronome “noi” invece di “io”, e attribuiscono maggiore valore alla reciproca interdipendenza che all’indipendenza individuale. Inoltre, ognuno di questi coniugi afferma di aver riversato nel matrimonio una notevole dose di impegno e di essere disposto a spingersi ben oltre che a metà strada con le mediazioni, pur di far sopravvivere la relazione ai momenti di difficoltà. Divergenze e discussioni sono frequenti nelle coppie felici come in quelle infelici, ma avvengono in modo più costruttivo. I partner delle coppie armoniose si ascoltano, prestando reale attenzione al punto di vista dell’altro; concentrano gli sforzi sul focalizzare il problema anziché sul volere “vincere” o dimostrare che l’altro è in errore; mostrano rispetto anziché disprezzo per l’opinione dell’altro; evitano di rinfacciarsi eventuali torti o offese subiti in passato e che non hanno alcuna attinenza con l’argomento su cui stanno discutendo; intercalano commenti positivi o battute di spirito nella discussione, allo scopo di alleviare la tensione.


È da molto che volevo pubblicare questo passo. Lo faccio solo ora perché prima non ne ho avuto il tempo!
Certo, quanto avete letto va preso con la giusta elasticità. Se non usate il pronome “noi” o se vi scannate a morte rinfacciandovi l’impossibile non significa che dobbiate separarvi dal vostro partner. Semplicemente, si è notato che, statisticamente, le coppie che funzionano hanno questi elementi in comune. Sarebbe bello avere una ricetta, un decalogo, un manualetto per perfetti ignoranti che ci istruisse su come scegliere la persona giusta e come tenersela vicino. Ma alla fine, perché rovinarsi il gusto di vivere ed utilizzare un manualetto?

venerdì 14 marzo 2008

-THE BAND- sottotitolo: DONKEY RACE - (Parte tre)



Allora, dato che ho intenzione di andare per le lunghe con questo racconto, nel senso di curarlo, delineare per bene la psicologia dei personaggi, arricchirlo di eventi e di mostrare il mondo del musicista semi-professionista (che conosco bene). Dato che ho ben delineata la storia e so dove voglio andare a parare, vi chiedo una cosa:

Volete che continui a postare questo racconto oppure mi faccio i cazzi miei e me lo tengo nella cartella dei documenti, considerando che comunque continuerò a scriverlo?
Potete tranquillamente dire che non ve ne frega un cazzo di leggerlo e preferite racconti brevi e di altro genere...sono qui per questo!!!

Intanto, ecco la terza parte.



Sabato, ore 9:00.
Appunti per il futuro:
Mai tornare a casa all’una passata di notte e mettersi a vedere un film di due ore e mezza se la mattina dopo ti devi svegliare alle nove.
Almeno, la mattinata è stupenda, c’è un bel sole ed immagino il sapore del caffè che avrò in bocca uscendo dal bar, con quell’aria frizzante novembrina.
Mi vesto comodo. Ci sono alcuni indumenti altamente sconsigliati durante le prove:
Camicia - il basso, col suo peso, ti slarga il collo e te la stropiccia.
Maglie troppo corte abbinate a cinta vistosa - la fibbia potrebbe graffiare il corpo dello strumento.
Jeans stretti al cavallo - se suoni con gambe larghe, ti si schiaccia il pacco.
Maglione di lana pesante - prima o poi, muori per asfissia.
Ovviamente, sono indumenti che vanno benissimo per una serata live, io preferisco jeans, camicia e Converse All Star…anche l’occhio vuole la sua parte.
Prendo il basso e salgo in macchina, il programma è semplice: sosta al bar, caffè, dolci vari da portare alle prove, sigaretta. Arrivo a casa di John e scopro di essere il primo, bestemmio mentalmente pensando alla mezz’ora di sonno in più che avrei potuto fare e mi accomodo sulla poltrona della cucina adiacente alla sala prove.
L’unico modo per restare svegli è instaurare un minimo dialogo, per quello che permette il sonno.
Inizio dolcemente regalando un sorriso a John:

“Sonno?”

“Mmm…”

“A che ora ti sei svegliato?”

“mmm…poco fa.”
Niente da fare, John non è tagliato per la conversazione nemmeno al top delle sue capacità psicofisiche, figurarsi appena sveglio.
Fortunatamente il silenzio è rotto dall’ingresso di Tom e Matt. Il primo cerca di sviare l’attenzione dal suo ritardo, io non gliela mando liscia:

“Buongioooooorno!!! Cosa sono quelli? Pasticcini?”

“Sei in ritardo, Tom.”

“Eh, lo so, ma ho dovuto prendere Matt a casa.”

“Hei! Non provare a scaricare la colpa su di me, ti ho aspettato mezz’ora al freddo!”

Tom ci guarda smaliziato e sancisce la sua penitenza:

“Ok, ok, preparo io il caffè, va bene?”

Vedete, ci sono due categorie di gruppi musicali: le vere band ed i marchettari.
I marchettari sono di regola musicisti da medio bravi fino a molto bravi. Suonano in minimo tre gruppi, per un massimo che dipende dalle capacità organizzative personali. Normalmente si esibiscono con estranei, per progetti musicali buoni solo a far soldi nei locali. Essendo marchettari, sanno di essere fungibili e di conseguenza si attengono alle regole: studiano i brani a casa, sono puntuali alle prove, si adoperano per cercare delle serate, non rompono i coglioni e via dicendo. Unica regola tacita: solo covers, non si suonano brani inediti, troppo impegnativi dal punto di vista interpersonale. In fin dei conti, è un lavoro come un altro.
Le vere band, invece, sono nella maggior parte dei casi costituite da amici genuini. La preparazione di base può essere anche molto disomogenea, con uno o due membri molto bravi ed altri emerite schiappe, ma non si esclude la totalità di assi o di musicisti insufficienti.
Il fatto di essere amici comporta alcuni svantaggi: scarso rispetto delle regole, consci del perdono altrui; inclinazione al cazzeggio; mescolanza di questioni private e professionali non sempre conciliabili; formazione di sottogruppi di affiatamento e democrazia di facciata, con tendenza fisiologica al duumvirato o al triumvirato, dovuto in massima parte alla conoscenza dei punti deboli di alcuni membri del gruppo.
Ok, messa così sembra che sia meglio fare il mercenario, ma suonare con amici ha dei vantaggi inoppugnabili, ma non mi dilungherò. Semplicemente, avete presente l’esperienza del fare l’amore con la donna o l’uomo che amate? Quella sensazione di perdita totale della concezione spaziale e temporale? L’energia, lo stato di profondo benessere, la dimenticanza delle ansie e dei problemi? Il senso di intensa condivisione intima ed emotiva, le vibrazioni, il piacere, il godimento puro? Ecco, è quello che succede a suonare la musica che ti piace con i tuoi amici, o almeno è quello che io provo. Ovviamente, le vere band cercano di sfondare con brani inediti.

Eravamo intenti nel gustare caffè, pasticcini e sigaretta, non necessariamente in quest’ordine, quando la domanda collettiva si fece necessaria:

“Porca puttana maiala, ma Simon, quando cazzo arriva?”

Avrete capito che i Donkey Race si presentano come una vera band.

mercoledì 12 marzo 2008

MALEDETTI RAZZISTI! "LA PESTE A VOI E ALLE VOSTRE FAMIGLIE" (come disse il buon Mercuzio)










Ecco, questa è la mia auto. Una Rover 25, 2000 di cilindrata per 105 cavalli. In sostanza è una macchina media, ma il fatto che sia graziosa, armoniosa, dignitosa, la rende se non proprio degna di rispetto, almeno degna di sana e politicamente corretta indifferenza. Anzi, la mia, in particolare, con i suoi cerchi in lega e le gomme larghe, si mostra anche sportiva e "tosta". Agli occhi di chi si intende di auto è ovvio che si tratta di una vettura media, non tecnologicamente avanzata ma, in definitiva, più che soddisfacente.
Ora, la signora inglese ha deciso di darmi rogne con i seguenti problemi in ordine cronologico:

Rottura del radiatore

Sostituzione della frizione

Rottura di un tubo dell'idroguida

Rottura della pompa del gasolio e della rispettiva centralina.

Ok, passato lo stupore iniziale per dei problemi assurdi per chi, come me, guida bene ed è attento alla manutenzione, mi sono trovato ad aspettare quasi due mesi per l'arrivo dei pezzi che mi servivano. In questo frangente sto guidando la macchina di mia madre, cioé questa:





Ora, ricordate quello che ho detto sulla Rover 25 e la sana indifferenza?
Questo, invece, è quello che mi succede guidando la Panda:

Mi sorpassano a destra, sopra e sotto. Non mi danno la precedenza, mi lampeggiano da dietro, i pedoni non si fermano se vedono che li sto mettendo sotto. Ai parcheggi mi si fermano ad un millimetro dal paraurti posteriore e a due da quello anteriore, con lo spazio per un alice vicino allo sportello e con chiari segni di botta della macchina contigua. Allo stop degli altri mi devo fermare io, i ciclisti mi guardano, procedono, mi riguardano, e mi sorpassano. I piccioni mi cagano in continuazione sul parabrezza, i cani alzano la zampa vicino a tutte e quattro le ruote, non una, un pò per tutte e quattro. Se qualcuno chiede un passaggio, appena mi vede ritrae il pollice. Ai semafori non mi puliscono il vetro nemmeno se lo chiedo per favore, i bambini mi indicano e ridono, quello che ritira i ferrivecchi mi guarda sorridente come un avvoltoio su di una carcassa...

RAZZISTI!!! MALEDETTI RAZZISTI!!!

Quando, poi, mi farò una Ferrari ed andrò in giro a spaccar culi, non dite che non vi avevo avvertiti!!!

martedì 11 marzo 2008

-THE BAND- sottotitolo: DONKEY RACE - (Parte due)




Allora, fa parte del mio carattere iniziare tante cose e perderne alcune per strada, una di queste è un racconto che ho iniziato tempo fa. Si tratta delle avventure di una rock band che prova ad uscire dal brodo primordiale e diventare famosa, cercando, al contempo, di non farsi travolgere dalle vicissitudini della vita. I membri del gruppo sono tutti giovani e poveri diavoli alle prese col mondo, col rock e con le donne...cose di tutti i giorni, insomma. Sicuramente chi ha letto la prima parte l'avrà dimenticata, se cliccate QUI potrete rinfrescarvi la memoria.
Ecco di seguito la seconda parte, sperando di portare a termine l'impegno!

Nota: il contenuto dei dialoghi non rispecchia necessariamente l'opinione dell'autore... : D






Novembre 2005. Mercury Lunge, 217 East Houston Street N.Y.C., ore 23:30 circa, venerdì ovviamente, il giorno dedicato agli eventi live.
Dicono che in questo posto siano passate le più grandi rock band, noi, al massimo, qui ci siamo scolati qualche birra.
Entriamo in due, io e Tom. Lui brucia fino al filtro la sua Marlboro, io mi guardo attorno in cerca di un tavolo.
Optiamo per il bancone.
Il bancone è rock, il tavolo è lento.
Ci sediamo dando il fianco al barista, in modo da avere la sala sotto controllo e poter posare il braccio sul banco. Penserete che due rockers come noi si mettano sotto il palco ad analizzare il minimo pelo pubico della band che si esibisce. Quella è roba da pischelletti, noi ascoltiamo e ci godiamo la serata tra birra, sigarette, chiacchiere e sguardi maliziosi a qualche ragazza. Che diamine! Siamo musicisti, mica nerds!
Tom parte in quarta con le sue pene d’amore, su Francie che lo ha sedotto, abbandonato, umiliato e non se l’è nemmeno scopato.
Gli voglio bene, per carità, ma non ho proprio voglia di ascoltare le sue paturnie e mi divincolo con estrema classe attirando la sua attenzione su una moretta prosperosa seduta non poco distante da noi. Ripeto, con estrema classe:

“Tom, vedi quella? Secondo te, li fa i bocchini?”

“Mmm…non saprei, ma perché, c’è pure chi non li fa?”

“Mah, io ho sempre avuto una mia teoria…”

“Sarebbe?”

“Ho sempre pensato che tutte facessero i bocchini e, sostanzialmente, si sarebbero potute ipotizzare due categorie, quelle che li fanno per piacere personale…

“Piacere personale?”

“Sì, Tom, perché amano il cazzo…e quelle che di norma non li fanno, ma poi incontrano l’uomo speciale, quello di cui si innamorano ed allora non lo vedono più come una cosa sporca, ma come un atto d’amore.”

“Ed ora la pensi diversamente?”

“Non è che la penso diversamente, è che la mia ragazza mi ha detto che ci sono delle sue amiche che non li fanno, anche se sono innamorate, così, perché non vogliono, non sono attirate, sono imbarazzate, schifate, che ne so…sta di fatto che non li fanno.”

“Mio Dio!”

“Eh…ma mica le puoi obbligare, se ti capita la ragazza che non li fa, te la tieni, o al massimo la sfanculi, ma io non la sfanculerei solo per quello…però…”

“Però?”

“Però il bocchino è il bocchino, non scherziamo!”

“Sacrosanto, anche se a me non piace chiamarlo bocchino.”

“No? E come lo chiami?

“Pompino”

“Beh, non c’è molta differenza, è uno dei tanti modi per chiamare la fellatio…”

“Sì, ma pompino mi sembra più delicato e poi, mi rende maggiormente l’idea del movimento…suona bene, senti? Pomp-ino…”

“Tom, tu sei fuori.”

“No, no, dico sul serio. Bocchino, poi, mi fa pensare all’imboccatura degli strumenti a fiato…se dici –bocchino- penso ad un tizio che imbocca un sassofono e non ad una che lo prende in bocca”

“Aspetta-aspetta-aspetta! Se dico –bocchino- tu pensi ad un sax?!”

“Sono un musicista, mica un pornoattore!”

“Ma che c’entra!!! Cristo, il bocchino è il bocchino! Non può non farti venire in mente quello!”

“E che ne so, pensa che se mi dici –grilletto- mi viene in mente il clitoride!”

“Calma…dico bocchino, termine palesemente erotico/pornografico, e ti viene in mente uno strumento a fiato, mentre se dico –grilletto-, innocentissimo termine che indica una parte di un’arma da fuoco, tu pensi al clitoride?!?”

“Sì”

“Gesù, Tom…tu hai qualche problema!”

“Solo qualche?”

“Ah ah ah…dai, andiamo, che stò gruppo fa schifo e domani mattina abbiamo le prove”

“Odio le prove di mattina, mi scombussoli l’intestino con quel basso!”