venerdì 11 maggio 2007

Zed soloandata.




La tangenziale di sera, quando i lampioni si accendono di una luce arancione, ed il cielo sopra la testa è nero, ma lo puoi trovare ancora chiaro dietro i palazzi, ha dei colori che ti scavano dentro e prendono qualsiasi cosa di vivo riescano a trovare, e per un attimo ti senti vuoto.
Uno dei tanti pensieri che impegnavano Herbert Bunker, mentre attendeva Scout, la sua guida verso un mondo migliore.
Herbert è un uomo, un nessuno qualunque, per molti.
Una persona che guarda il mondo da dei fondi di bottiglia, troppo pesanti per camminare a testa alta, e forse troppo efficaci a mostrare le cose così come sono.
Un uomo con un chilo in più di codardia.
Lui lo sapeva bene, se lo sentiva tutto sopra le spalle quel chilo.
Mentre aspettava al tavolo di un sudicio locale di periferia decise che l’occasione meritava una bevuta da uomini: whisky.
Sfortunatamente, appena dopo il primo sorso si rese conto che, per uno come lui, un succo di frutta alla pera sarebbe stato più appropriato.
L’attesa è lunga.
Si chiedeva se fosse la scelta giusta mollare tutto e scappare in un mondo nuovo, lontano da paure, indifferenza, angherie, soprusi.
Pensò a quella moglie taglia 58 che russava e sbavava nel sonno, ai suoi rimproveri, i suoi insulti.
Pensava ad un passato amaro.
Un presente opprimente.
Un futuro che ha smesso di fare belle promesse.
Le lacrime, a volte, te le trovi lungo le guance, e non sai come abbiano fatto ad uscire.
Ma ne sei contento, e vorresti che quel piangere ti liberasse di tutto il peso che ti senti in petto.
A volte succede.
Ma a volte ti ritrovi davanti ad uno specchio, gli occhi rossi e gonfi, e quello che vedi non ti piace affatto.
Quella sera Herbert non pianse, prese la sua giacca, guardò per l’ultima volta quella balenottera obesa che dormiva nel suo letto e si diresse verso un probabile domani.
Zed è la meta, un posto di fantasia, del quale solo Scout ha la chiave.
Cosa nasconderà quel posto?
L’Eden?
Il Nirvana?
L’inferno?
Mah, ad Herbert l’unica cosa che veramente importava era scappare via, anche se non se ne rendeva conto.
Fatto sta che Scout arrivò.
Lo inquadrò subito, e altrettanto in fretta notò quel chilo in più sulle spalle.
Non ce l’avrebbe mai fatta a superare le guardie che presidiavano l’ingresso di Zed.
Voleva dissuadere quel piccolo uomo da una simile impresa, ma c’era qualcosa nei suoi occhi.
Quell’innocenza che solo i bambini hanno, quello stupore, quella bontà che ti prende alla gola e non ti lascia facilmente.
Vada per Zed.
Scout lo vide allontanarsi di corsa; il primo ha sempre più possibilità di scampare ai cecchini.
Quasi sempre.
Le pallottole trafissero il corpicino esile di Herbert e quei fondi di bottiglia troppo pesanti lo spinsero al suolo, quasi senza far rumore.
Lo sguardo triste della guida rimase a lungo nel vuoto, come un fantasma che non vuole abbandonare il suo corpo.
Scout si chiese a lungo se fece la cosa giusta quella sera, incassare i soldi e portare un uomo alla morte certa.
Già, ma pensò che forse era meglio portare un uomo alla morte, piuttosto che uccidere un sogno.

9 commenti:

ROB101 ha detto...

ammazza che vitaccia sto Hebert... bello il finale amaro con la considerazione sulla morte e il sogno!

IL GABBRIO ha detto...

grazie bello!!!
ho beccato al volo il tuo commento prima di andare a suonare in un locale...sò soddisfazioni!
Ci vediamo lunedì!!!

erika ha detto...

..oggi + che mai abbiamo qualcosa in comune..eh si..oggi si festeggia il tuo NON-COMPLEANNO..e si sa..io sono una vera esperta in materia!!
Mi dispiace molto di nn esserci, ma vero è che ti sono vicina con il cuore..e ci avvicina anche questo post, nel luogo del mai e del sempre..palese omaggio a quella camicia rossa abbinata a giacca nera e jeans che tanto amiamo!! Bacio.

IL GABBRIO ha detto...

Grazie Sora (sì, con la S maiuscola!), il non-compleanno è andato benissimo, ma mi spiace molto che non ci sia stato il tuo meraviglioso sorriso a farci compagnia.
Ma c'è sempre tempo per rimediare, giusto?
Ti ringrazio tanto anche per le tue visite sul blog, veramente...
Ci si vede presto, spero, avanzi sempre una bevuta dal Gabbrio...il brindisi è sempre il brindisi!!!
Un bacio!

Giulio Antonio ha detto...

Bello il raccontiNO SU zED!!

La copertina d'oltreoceano è una bella chicca!!

A lunedì!

IL GABBRIO ha detto...

beh, la copertina me la sono trovata sotto mano, ma non l'avevo in mente!
Grazie!!!
A lunedì!

madmac ha detto...

c'è un po' di confusione con i tempi verbali. narri al passato, usando il presente per i pensieri di Herbert e del narratore.
il momento in cui principia la narrazione è durante l'attesa di Herbert nel locale. allora nel punto in cui fai quella sorta di flashback ("Quella sera Herbert non pianse, prese la sua giacca...") forse dovresti usare il trapassato prossimo ("Quella sera Herbert non aveva pianto") perché narra un momento precedente all'evento principale.
poi, con l'arrivo di Scout, cambi il soggetto, e non è immediatamente comprensibile.
infine, negli ultimi due paragrafi, c'è un ulteriore scarto temporale, gli eventi di quella sera sono lontani e Scout li ricorda. quindi io metterei "...se aveva fatto la cosa giusta..."
scusa se ti ho rotto le palle, sono comunque osservazioni assolutamente personali.

IL GABBRIO ha detto...

no, no...grazie...la confusione sui tempi l'avevo notata, diciamo alla terza lettura, la quale è avvenuta dopo aver postato, e sinceramente non mi andava di correggere!!! pecca mia!
alcune cose tipo "l'attesa è lunga" è una scelta, mi piace spezzare in questo modo...
per il resto, hai ragione!

Blogger ha detto...

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