
Premessa: la treza parte è quella che mi piace di meno, ma l'avevo scritta e non mi andava di rifarla! : )
Il primo passo è fatto, ormai: mi sono palesemente mostrato ostile ad un uomo di chiesa, cosa che potrebbe farmi meritare il pubblico rogo. Ma non importa, ciò che mi preme è che io mantenga la calma per arrivare fino in fondo, che io riesca ad essere lucido, senza farmi sovvertire dalle emozioni.
Padre Lorenzo ha abbandonato il suo ghigno di superiorità, avverte il pericolo nell’aria e la cosa non gli piace.
È evidentemente preoccupato, il docile mercante, che fino a pochi attimi prima aveva in pugno per via di sua figlia, si è rivelato un ben astuto rivale, e questo lo irrita tremendamente, al punto di fargli scivolare vistose gocce di sudore lungo il volto di pietra.
Continua a ribadire che non firmerà mai tale amenità, gli sorrido quasi benevolo ed impartisco i comandi ai miei figli:
“Non vuole firmare? Crede che quanto scritto non corrisponda al vero? Bene! Lo dimostri…
Miguel, Antonio…vogliate bloccare padre Lorenzo e legarlo per bene con la corda!”
L’espressione dei due ragazzi, appena ventenni, non è delle migliori, in un attimo percepisco il loro smarrimento, lo stupore per aver capito dove io voglia arrivare e, contemporaneamente, leggo la loro accusa di pazzia nei miei confronti.
Ma sono prole ben educata e devota, dopo un primo attimo di tentennamento fanno esattamente ciò che ho ordinato.
Il padre è disteso faccia in giù sulla tavola, non si ribella, troppo è lo stupore. I miei figli prendono la corda e la legano salda ai polsi, avendo cura di mettere bene le braccia di padre Lorenzo dietro la sua schiena. Finito di stringere il nodo, ordino di far passare la corda attraverso il robusto lampadario, in modo da poter formare una carrucola. Mia moglie capisce pienamente il mio sadico disegno e, piena di timore, scatta in piedi e si ritira nelle sue stanza, in lacrime.
Il congegno è armato, guardo padre Lorenzo, mi avvicino al suo volto, lo guardo, lo esamino, il mio fiato è vicino al suo e gli chiedo per l’ultima volta se vuole firmare. Il malcapitato, e badate, non ho usato a caso tale espressione, non emette un suono.
“Bene, non dice nulla? Antonio, Miguel, sollevatelo!”
I ragazzi eseguono.
Vedo il corpo del padre sollevarsi da terra, le braccia tirate verso l’alto, posso udire l’articolazione della spalla scricchiolare. Mi avvicino.
Lo guardo in volto ed aspetto. Il colore roseo di padre Lorenzo passa a toni ben più accesi, posso vedere le sue urla nascere dal profondo del suo petto, farsi strada per la gola ed esplodere devastanti dalla sua bocca:
“AAAAAARRRRRGHHHHHH!!!!”
Urla. Urla come un maiale sgozzato, urla come una donna in preda al panico ma, cosa più importante, urla come i torturati dalla Santa Inquisizione.
Implora il Signore di dargli la forza, ansima e sputa e suda e piange.
Non godo alla scena, non è il suo dolore quello che mi preme, ciò a cui tengo è il risultato di tale dolore, voglio dimostrare fino a che punto può arrivare l’essere umano se sottoposto alla corda.
Il buon uomo di chiesa, secondo i miei auspici, resiste qualche minuto, dopodichè:
“Basta per pietà, basta!!! FIRMO!”
Sentire quelle parole mi rende leggero, soave.
Ordino di lasciarlo andare e gli sottopongo il foglio ed una penna.
Il padre è stremato, mi guarda in lacrime, del tutto devastato dal dolore, devo tenergli il braccio per farlo firmare, tanto è il suo tremore.
Gli sollevo il volto prendendolo per il mento:
“Allora, padre, mi sembra che la corda non sia questo infallibile strumento di giustizia divina, giusto?”
Non risponde e non voglio che lo faccia, mi basta così.
Da quel giorno al momento in cui scrivo, sono passati quindici anni.
Il mio gesto non è valso a salvare la mia piccola, già, l’abate si è opposto alle pressioni di padre Lorenzo affinché venisse liberata. Ma poco importa, mi basta che di Lorenzo nessuno abbia più sentito parlare e che io sia riuscito a dimostrare l’assurdità della tortura.
Strane voci si odono, le truppe napoleoniche stanno invadendo la città portando i loro ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza. Forse il tempo della Santa inquisizione è realmente finito, e forse potrò riabbracciare il mio angelo.
Lo spero con tutto il cuore.



